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Almodovar e Banderas a Cannes con "La piel que abito"

'Tornare a lavorare con Pedro è stato come tornare a casa'. Così Antonio Banderas ha descritto il ritorno sul set di Pedro Almodovar, che lo ha diretto in 'La piel que abito': la pellicola è stata presentata oggi in concorso al Festival di Cannes.

Sono passati quasi vent'anni infatti da quando il caliente spagnolo fu diretto dal cineasta in 'Legami', preludio del passaggio di Banderas dal cinema europeo ad Hollywood. Secondo l'attore, 'La piel que abito' è quasi una continuazione naturale della loro prima collaborazione: nel film Antonio interpreta uno scienziato ossessionato dalla possibilità di ricostruire l'intera epidermide di un essere umano.

Per Almodovar si tratta del primo film che ammicca all'horror, al thriller e alla fantascienza: 'Un genere - dice il regista - che unisce più possibilità di condividerne altri. Per me che sono incapace di rispettare le regole, questo è fondamentale'. Anche se la parola fantascienza risulta in questo caso forse inappropriata: 'Ho letto - rivela il regista - di un laboratorio che lavora sulla creazione di una pelle artificiale'.

Una sfida per Banderas, che interpreta - a detta di Almodovar - 'uno psicopatico tanto spietato e turbato interiormente quanto freddo esteriormente'. L'attore ha aggiunto: 'Non mi rappresenta per niente, è estremo, psicotico. Anche se un regista è simile a un dio per il suo poter realizzare le proprie fantasie con una squadra, artistica e tecnica'.

Nel ruolo della protagonista femminile Elena Anaya, il cui personaggio nel film si chiama Vera Cruz: probabilmente non un caso, dato che la parte era stata proposta in primis alla musa di Almodovar, Penelope. La Anaya ha definito la collaborazione con il cineata 'un onore': 'Una sfida bellissima, - ha aggiunto - perché in Vera coesistono un istinto di sopravvivenza animale e una profonda umanità'.

 (foto©La Presse)

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