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Ahmed Benchemsi, un giovane giornalista contro la censura del Marocco

Con il tag People parte una nuova rubrica, trasversale a tutti i canali, destinata ad accendere un faro su quei personaggi noti e apprezzati nel loro Paese d'origine (a volte troppo poco anche lì) ma disconosciuti qui da noi anche se meritevoli di grande attenzione. People terrà gli occhi puntati su queste 'celebrities' e le porterà a casa nostra.

Si parte con Ahmed Benchemsi, 35 anni,  giornalista e direttore delle riviste marocchine 'Tel Quel' (qui la versione online del magazine) e 'Nichane' (il cui alterego sul web pare abbia fatto una brutta fine). Con i suoi editoriali in cui ha criticato lo scaso impegno del re Mohammed VI in favore della democrazia, Benchemsi ha suscitato l'ira dei sovrani e della giustizia del Paese ed è finito più volte sotto processo, rischiando fino a cinque anni di prigione (pene poi sospese).

L'anno scorso la Corte di Appello di Casablanca aveva condannato due giornalisti di TelQuel a due mesi di carcere col beneficio della condizionale e al pagamento di una multa di 800mila dirhams (72mila euro), per diffamazione. La reazione di Ahmed Benchemsi fu questo editoriale "il potere di inaugurare un nuovo metodo per imbavagliare la stampa: soffocarla con multe sproporzionate, ottenute, grazie ai simulacri di processi civili. Lo stato non fa apertamente niente, aspetta che qualcuno denunci un giornale, e poi al processo condanne pecuniarie pesanti''.

Nell'agosto scorso è stato accusato di "mancanza di rispetto della persona reale" e ''offesa alla religione''in seguito alla bubblicazione di un editoriale, in francese e dirija (arabo dialettale marocchino), in cui commentava un discorso del re Mohammed VI. La "forma" del pezzo non è piaciuta alla corte: Benchemsi si rivolgeva direttamente al re, accusandolo di attentare alla vita democratica del regno. L'accento è stato posto non sui contenuti fortemente critici delle sue dichiarazioni bensì, paradossalmente, sul fatto di aver utilizzato un tono troppo confidenziale con il monarca: il dialetto, si addice a un uomo comune, non al re.

Benchemsi non si è lasciato intimorire e, anzi, ha sfruttato l'occasione per criticare il modo in cui le elite parlano alla popolazione. Il giornalista, infatti, ha affermato che a finire sotto accusa non è stato tanto il contenuto del suo articolo ma la lingua con cui è stato scritto, il 'darija', l'arabo parlato dalla popolazione del Marocco considerato da alcuni lingua nazionale, da altri dialetto volgare. Le elite, infatti utilizzano l'arabo classico. "Bisogna comunicare nella lingua del popolo - ha detto il giornalista - la sola che si comprenda chiaramente".

Seppur molto giovane, Ahmed Benchemsi è diventato una figura importante del giornalismo marocchino denunciando senza timore la politica del suo Paese.

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