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Abatantuono, "I registi italiani parlano, parlano, ma poi sono sempre lì"

I registi italiani? Brutta razza. "Scaricano sugli altri la propria insoddisfazione, il proprio stallo creativo". Ne è convinto Diego Abatantuono, che proprio dai registi con cui ha lavorato per tanti anni ha trovato facile ispirazione per il ruolo che lo vede protagonista nel film "L'abbuffata". La nuova opera di Mimmo Calopresti [Guarda le immagini del film], da domani in sala, è una critica ironica, ma concreta al cinema italiano e ai suoi registi.

La parte del regista, appunto, "Uno che parla, parla... Sempre lì lì per partire, ma poi sempre fermo dove si trova" è affidata ad Abbatantuono, che rincara aggiungendo "tanti registi pensano di aver concluso il loro compito alla consegna della copia, mentre un film è un figlio che va preso per mano e accompagnato in tutte le sue fasi, dall'uscita nelle sale al dvd. E poi ci sono quelli che dovrebbero occuparsi del lancio, del numero di copie ai trailer. Ma anche qui spesso si ha a che fare con degli impiegati, preoccupati solo di fare bella figura con il loro superiore".

È d'accordo con lui Muccino, che dopo l'esperienza americana ha accusato il nostro cinema di essere "cialtrone" e le nostre troupe di essere "impigrite ed annoiate". Ed ovviamente è d'accordo con lui il regista del film Calopresti, che coerentemente non fa parte del modello descritto: "Calopresti è un folle geniale, pieno di entusiasmo ed energia". Ed in fondo, pure se il nostro cinema si piange addosso è vero che "Ci sono nuovi talenti in Italia. Il problema è lasciarli emergere". E rifiuta le critiche di chi sostiene che i nostri film costino troppo, perchè in fondo gli attori non sono così pagati, come lo sono i politici e i calciatori "Anzi la maggior parte campa a fatica.. Gente con anni di teatro o cabaret alle spalle si ritrova scavalcata dal primo tronista che passa".

Quale che sia la verità o la ragione, Abatantuono continua a lavorare. Presto tornerà a Milano, la sua città d'origine, per fare cabaret. Lo rivedremo in Colorado Cafè e anche nel nuovo film di Gabriele Salvatores. E ad un "tifoso per antonomasia" come lui non poteva mancare nell'intervista rilasciata al corriere un parere sugli ultimi fatti di cronaca calcistica: "Sono più di 20 anni che sostengo che le trasferte vanno abolite. E basta chiamare tifosi quelli che sono solo teppisti. Sacche di delinquenza utilizzate quando serve. Perché finora si è sempre lasciato correre? Perché se io lancio dal Duomo un motorino mi mettono in galera e se lo scaravento allo stadio mi tolgono al massimo la tessera per un anno? Lo dico sempre: se vuoi ammazzare tua suocera portala allo stadio e stringile il collo con la sciarpa dell'altra squadra. Ma forse è meglio non dirlo. Di questi tempi c'è sempre qualcuno pronto a prenderti sul serio"

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